Titolo: Incubo Mortale

Titolo Originale: John Carpenter’s Cigarette Burns

cigbur

Paese di Produzione: USA

Anno: 2005

Regia: John Carpenter

Durata: 55 minuti

 

“Un film è magia, e nelle mani giuste è un’arma”.

Così una voce ci anticipa anima, intenzione e fine di questa pellicola, mentre la prima inquadratura scorre, non a caso, su un proiettore.

Fare del metacinema, ovvero girare un film che parli di un film, è molto più che sfondare la comoda quarta parete che tiene lo spettatore al suo posto, “al di là” della storia. Riprendere una cinepresa, montare un film parlando dei montatori è svelare il trucco mantenendo il prestigio, ed è fin troppo evidente che non sia un affare alla portata di tutti.

Scomodare 8 e mezzo di Fellini può sembrare fuori luogo?

Dedicate 55 minuti del vostro tempo a questo film, girato da Carpenter come episodio per la serie antologica Master of Horror e formatevi la vostra opinione.

Le “bruciature di sigaretta” ( Cigarette Burns ) del titolo alludono ai cerchi appena percettibili che in fase di montaggio venivano inseriti nella pellicola per segnalare all’operatore che il rullo stava terminando e bisognava preparare il successivo.

“Quando le vedi, sai che qualcosa sta per accadere” afferma sibillino uno dei personaggi.

Ecco quindi la storia ( maledetta ) di un film nel film: La Fin Absolue du Monde, pellicola introvabile, chimera dei collezionisti, condanna di chiunque vi abbia poggiato l’interesse sopra, ricopre in questa narrazione il ruolo che altrove H.P. Lovecraft consegna al suo Necronomicon. E’ l’opera magica, di dannazione ineluttabile, fa impazzire gli spettatori, il suo autore è avvolto nel mistero e chiunque cerchi di entrarne in possesso perde la ragione e poi la vita.

Kirby Sweetman ( Norman Reedus imbolsito ma ancora potentemente comunicativo ) è l’uomo incaricato di trovarlo; il satanico Bellinger ( Udo Kier dopo anni  dal suo ruolo di pupillo di Warhol rimane volto iconico dell’horror ) è il committente della ricerca, uomo divorato dall’appetito per questo film al punto di conservare nella villa una spettrale creatura bianchiccia, che afferma di essere l’angelo utilizzato dal regista per girare una delle scene fondamentali. Monco delle ali, incatenato, costretto ad un esistenza diafana fatta solo di lamenti, questo mostro profetizza:

“Facciamo parte del film, incatenati al negativo come il corpo all’anima”.

cigarette burns 1

Metafisica di una pellicola, quindi, ma come sempre in Carpenter mai narrata, mai spiegata, solo additata per immagini. Tutto il racconto è un passo oltre il sipario, è un’occhiata al mondo dei tecnici, alle follie dei critici ( l’allucinato Mayers che continua a battere a macchina la sua recensione, impilando colline di carta che colmano un’intera abitazione ) alla mania dei collezionisti.

cigarette burns 2

Su Sweetman grava il debito contratto col suocero, i 20.000 dollari chiesti per aprire il cinema “di genere” di cui è gestore ( e nel quale si proietta, ad esempio, Profondo Rosso ) ma soprattutto il peso inamovibile della morte della sua fidanzata, suicida presumibilmente per un infernale rapporto con l’eroina.

Carpenter continua a suggerire, a regalare, ad incollare immagini che sembrano i singhiozzi ( perfetti ) di un montatore.

Così Sweetman rimbalza da New York a Parigi, tra archivisti, maniaci omicidi con intenti da cineasti, torna in America per conversare con la vedova dell’autore del film, quell’Hans Backovic il cui nome viene pronunciato come un mantra, tanto quanto il titolo della sua creazione, questa “Fine Assoluta del Mondo” che trasforma in un mattatoio ogni cinema o circolo privato nel quale è stato proiettato clandestinamente dal giorno della sua prima.

Chiede il film, lo ottiene senza dover superare prove o dimostrarsi degno: è la sua ossessione ad attestarlo tale.
Così torna da Bellinger, consegna i due rulli (apparentemente) lavandosene le mani. Ma il collezionista lo richiama, dice di volere un’altra rarità, Sweetman si reca alla villa trovandola allagata nel sangue, come era lecito immaginare. E anche il protagonista, che per tutta la durata del film si dibatte tra il ruolo di pedina degli eventi e di stordito carnefice di una barbarie cominciata da altri, troverà il suo posto nella pellicola maledetta.

 

Che cosa sappiamo della Fin Absolue du Monde? Tutto. I singoli nomi di tutti i tecnici che vi hanno partecipato, le date di  ogni proiezione ( pubblica e clandestina ), note biografiche del famigerato Hans Backovic, l’unica tenebra aleggia sui produttori che, per bocca della moglie, si rivelano gli stessi che finanziano guerre, fame e caos. “Il male è male”, commenta lapidaria.

MOH CB 5

Di che parla quest’opera infernale? C’è un angelo, una vera creatura divina, “un essere dal sangue d’oro”, torturato e mutilato in diretta, dolore, paura, e soprattutto c’è sangue, il suo vero potere.

 

Ma Cigarette Burns, infine, di che cosa parla?

Non certo della responsabilità di un regista horror, né del cattivo utilizzo del cinema.

Il film è magia, e non è nelle intenzioni dell’uomo che possa trovare il suo indirizzo.

Carpenter afferma una realtà granitica: un film ha un potere, e chiunque lo risvegli deve prenderne atto.

Cinquantacinque minuti per ricordare a tutti, cineasti e spettatori, che l’unico dovere di chi vive un film è quello di non trascurare la sua intrinseca natura: quella di un vaso di Pandora.

Bellinger, immolandosi eviscerato sulla cinepresa, dichiara:

“Non è un film, è un’anticipazione sulle future attrazioni dell’anima”.

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